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La deferrizzazione è un trattamento specifico per la rimozione del ferro dall’effluente da trattare, che altrimenti potrebbe provocare onerosi inconvenienti, come:

  • Precipitazione degli idrossidi insolubili con conseguente ostruzione delle condotte, dovute all’ossidazione degli ioni ferrosi e manganosi, presenti principalmente nelle acque di pozzo povere di ossigeno;
  • Agevolazione dello sviluppo dei ferrobatteri che, utilizzando il ferro precipitato come fonte energetica, proliferano formando una gelatina di colore rossastro che aggrava ulteriormente l'intasamento delle tubazioni;
  • Alterazione delle caratteristiche organolettiche dell'acqua (odore e sapore);
  • Attivazione del processo di biocorrosione dei materiali metallici e di degradazione dei materiali cementizi;
  • Inoltre i composti insolubili determinano l’inquinamento delle resine a scambio ionico nei sistemi di addolcimento o delle membrane dei sistemi RO, riducendone drasticamente il ciclo di vita.

La deferrizzazone può essere effettuata in vari modi, in funzione del contenuto di ferro e della quantità di sostanza organica presente nell’acqua da trattare:

  1. Generalmente, per acque contenenti fino ad un massimo di 5 ppm di ferro e con un basso contenuto di sostanza organica, la deferrizzazione può essere effettuata per ossidazione con aria o cloro e poi seguita da una filtrazione su quarzo, oppure per ossidazione catalitica su un supporto filtrante composto da biossido di manganese e sabbia quarzifera.
  2. Per acque contenenti più di 5 ppm di ferro, è necessario effettuare il trattamento in due fasi. La prima fase prevede la precipitazione del ferro come idrossido di ferro in ambiente alcalino, tramite il dosaggio di calce idrata o soda caustica (alcalinizzazione-coagulazione) ed un successivo dosaggio di un coagulante e di un prodotto flocculante. La seconda fase prevede una filtrazione su quarzo-pirolusite per l’eliminazione delle ultime tracce di ferro presenti nell’acqua.

DEFERRIZZATORI1Per migliorare il rendimento di deferrizzazione ed eliminare parte della sostanza organica presente nell’acqua da trattare è utile dosare anche un forte ossidante come l’ipoclorito di sodio.
L’eccesso di cloro che rimane nell’acqua trattata, dovrà essere eliminato mediante filtrazione su carbone attivo, o mediante il dosaggio di bisolfito di sodio.

Filtro quarzo-pirolusite
Con questo tipo di soluzione, si sfrutta il potere ossidante di speciali supporti catalitici (pirolusite o biossido di manganese, MnO2), che hanno la caratteristica di trasformare il ferro in soluzione nel corrispondente idrossido di ferro insolubile e quindi facilmente eliminabile. Detto materiale non richiede rigenerazione o aggiunta di reagenti e viene miscelato alla sabbia quarzifera, formando un unico letto filtrante. Generalmente viene utilizzato un letto multistrato formato da:

  • sottoletto di supporto in quarzite.
  • sovrastrato in antracite di origine vegetale.
  • stadio centrale in biossido di manganese di qualità e granulometria selezionata.

L’azione dei letti filtranti si estende anche al manganese che viene notevolmente ridotto, fino al 90÷95% del carico iniziale.
L’acqua da deferrizzare deve essere priva di sostanze in sospensione quali limo ed argilla per non compromettere l’efficacia del materiale ossidante.

Questa tecnologia viene utilizzata come parte integrante del processo di trattamento in un Impianto per Acque Primarie.

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